sabato 27 marzo 2021

Omaggio a Sergio Orlando, poeta del sublime, di Bruno Sebastiani

 

Sergio Orlando, autoritratto

Chi segue questo blog avrà notato l'importanza che il Cancrismo attribuisce a ogni forma di espressione artistica.

Pittura, poesia e musica, infatti, patiscono meno l'influenza del pensiero razionale rispetto ad altre forme espressive elaborate dal cervello umano (filosofia, scienza, tecnica).

Nell'ambito della ricerca di espressioni artistiche in sintonia con questa visione del mondo mi sono imbattuto casualmente in un pittore-poeta morto nel dicembre 2020, Sergio Orlando.

La sorella dell'artista, mia cara amica, mi ha fatto dono, in ricordo del fratello scomparso, della sua ultima monografia, "Silenzio di Luce", in cui sono raccolte foto di dipinti e di disegni a fianco delle ultime composizioni poetiche di Sergio.

Una di queste ha attirato in particolare la mia attenzione.

Titolo "Musica da camera", sottotitolo "Il cielo in una stanza".

Siamo formichine
con un piede incombente
sulla testa. L'arte

è la più dolce
e la più disperata
preghiera dell'uomo.

Il fumo maschera
lo scarno alimento
della nostra vita.

Ecco, in questi pochi versi mi pare che siano bene evidenziati sia la limitatezza della nostra tanto conclamata potenza sia l'unico possibile rifugio contro l'ecocidio che abbiamo innescato.

Entrambi i temi sono cari al Cancrismo e, vederli riprodotti in una breve poesia mi ha posto subito in sintonia con il poeta, a me prima sconosciuto.

Non è necessario che una poesia sia lunga e articolata come "La Ginestra" perché abbia valore di cruda denuncia della nocività dell'essere umano. Bastano pochi versi per ottenere un effetto analogo. Come non ricordare i "Versicoli quasi ecologici" di Giorgio Caproni?

Ecco dunque che Sergio Orlando può definirsi poeta del sublime nell'accezione che ben noti filosofi hanno dato di questo termine, e cioè di un sentimento indotto in noi dall'osservazione di qualcosa di così grande e potente da poterci annientare.

Sarò ben lieto di ricevere segnalazioni di altri poeti che di fronte alla catastrofe incombente sono riusciti ad attingere alle vette del sublime al fine di rendere consapevole l'uomo della sua nocività per la biosfera.

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